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Irrigazione dei vigneti: l’uso razionale dell’acqua

Con l’avvento della stagione estiva 2022, i media nazionali hanno acceso i riflettori su un problema impossibile da ignorare. La scarsità delle riserve idriche, causata da un inverno eccezionalmente poco piovoso, sta spingendo vasti territori italiani in una situazione di siccità che in rare occasioni si è registrata in passato.

Questo ci sta portando a prendere consapevolezza del fatto che l’acqua è sì un bene primario, ma anche e purtroppo una risorsa naturale in esaurimento.

Il tema è molto ampio e impatta tutti gli ambiti della nostra vita. L’uso razionale dell’acqua in ogni settore è diventato uno dei temi fondamentali, che con ogni probabilità ci porteremo avanti per diversi anni.

Il settore dell’agricoltura, inclusa ovviamente anche la viticoltura, è uno dei campi che risente di più della scarsità di piogge e della sofferenza delle risorse idriche naturali. Va da sé che le poche precipitazioni hanno impoverito i fiumi, il livello dei bacini acquiferi è al minimo in diverse Regioni, e quindi provvedere con costanza all’irrigazione dei vigneti è diventata impresa ardua.

 

L’irrigazione dei vigneti: due teorie contrapposte

Durante tutto il processo di produzione del vino, che parte dai filari dei vigneti fino ad arrivare alla nostra tavola, l’acqua non rappresenta solo una risorsa necessaria alla sopravvivenza della vite. Infatti, l’apporto e la qualità dell’acqua usata per irrigare ogni vigneto può essere uno degli elementi che vanno a influenzare il sapore e la qualità del prodotto finale.

Partiamo da un presupposto importante, ovvero che la vite è per sua natura una pianta che tollera senza grossi problemi la scarsa disponibilità di acqua.

Inoltre, anche il sistema di coltivazione ad alberello aiuta non poco: questo genere di architettura della vegetazione favorisce un’efficiente attività fisiologica e il bilancio energetico della pianta, risultando efficace in ambienti nei quali l’irrigazione dei vigneti deve essere fatta razionando l’acqua.

Al contempo, questo sistema di coltivazione limita l’insorgere di patologie e garantisce un’elevata qualità dell’uva, una maggiore ricchezza in polifenoli e in tutte quelle componenti organolettiche che conferiscono carattere al nostro vino.

Questi presupposti hanno dato vita a due scuole di pensiero sul tema dell’irrigazione dei vigneti. L’argomento è molto dibattuto, e vede appunto contrapposti due fronti con idee diametralmente opposte a riguardo.

Il fatto che la pianta della vite non necessiti di grandi quantitativi di acqua, ha portato alcuni a sostenere che il protrarsi di alcuni periodi di stress idrico subiti dalla pianta in realtà non influiscono sensibilmente sulla produzione.

Questa teoria non incontra però il favore di tutti: molti viticoltori invece ritengono che un’irrigazione costante, anche se minima, sia indispensabile per assicurare la buona qualità delle uve. Prolungati periodi di stress idrico possono influire sulla produzione e sulle qualità organolettiche delle bacche, con conseguenti ripercussioni sulla qualità del prodotto finale.

 

Come abbiamo già scritto, se da una parte l’acqua è una risorsa primaria e come tale deve essere preservata, dall’altra un prolungato non utilizzo potrebbe creare problemi a un intero comparto produttivo come il settore vinicolo.

Verso nuove forme di agricoltura sostenibile

Alla luce della crescente scarsità delle risorse idriche, l’agricoltura dovrà necessariamente adeguarsi e trovare nuovi metodi di produzione, approcciandosi in maniera razionale allo sfruttamento delle risorse naturali disponibili, per ottenere il migliore risultato possibile.

Ma come possiamo preservare le nostre riserve idriche, razionando l’uso dell’acqua? Un grande aiuto ci viene dal progresso tecnologico, che porta costantemente a migliorie e ci permette di avere impianti di irrigazione sempre più moderni, che consentono di limitare gli sprechi di acqua.

Un esempio lo troviamo nell’impianto di micro-irrigazione a goccia ad alta uniformità, un sistema di irrigazione dei vigneti in cui l’uso dell’acqua viene apportato in maniera misurata ma costante, consentendo alla vite di crescere e maturare senza l’eccesso di stress che potrebbe essere causato da lunghi periodi di siccità.

Attraverso il monitoraggio costante dello stress idrico, è possibile andare a modificare ed equilibrare il dosaggio dell’acqua, arrivando a una calibratura ideale.

Molto importante è anche la coltivazione di uve autoctone, ovvero uve del territorio che nel tempo si sono adattate all’ambiente e che sono quindi ben predisposte al clima e alla quantità idrica naturalmente presente nel terreno. La coltivazione di vigneti da viti autoctone garantisce la possibilità di un raccolto sano e copioso, assicurando un basso impatto sulle risorse del territorio.

Il rispetto della natura attraverso la conoscenza del terreno, dei suoi prodotti e dell’ambiente circostante appare come fondamentale per realizzare sistemi d’irrigazione dei vigneti performanti.

Alla luce di tutto questo sempre più aziende optano, come noi di Menti, per forme di agricoltura biologica o biodinamica. Aziende che fanno della conoscenza e del rispetto per il territorio materie fondanti per la realizzazione di prodotti buoni che non impoveriscono le risorse, ma costituiscono nutrimento.

 

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L’impegno di Menti sull’irrigazione in vigna

Da parte nostra, anche in situazioni di carenza idrica estremamente grave come quella attuale, abbiamo scelto di non irrigare i nostri vigneti, preservando le risorse idriche.

Abbiamo avuto la possibilità di prendere questo impegno con l’ambiente e il territorio aiutati anche dal nostro suolo, ricco di materia organica data dall’agricoltura biodinamica.

Inoltre, non irrigando i vigneti spingiamo le radici delle piante a ricercare l’umidità in profondità, fra le pietre vulcaniche di Gambellara: questo consente alla vigna di assorbire dal suolo la mineralità unica che ritroviamo poi nei nostri vini.

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